Il Bambino Felice in ristampa! 11 Luglio 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : Uncategorized , 25 commentsCon grande piacere volevo ringraziare chi in questo mese ha decretato il successo in libreria e su internet de Il Bambino felice. Mi è stato comunicato che il libro è già in ristampa e che presto sarà di nuovo disponibile anche nelle librerie presso le quali è stato esaurito.
Grazie a tutte le mamme e a tutti i papà,
a presto
Giuseppe Ferrari
È vero che il succhiotto ed il pollice deformano l’arcata dentale? 16 Giugno 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : Educazione, I luoghi comuni, I si e i no, Le grandi apprensioni, Leggende metropolitante , 51 commentsE’ vero: il succhiotto, specialmente se viene dato pressoché ininterrottamente giorno e notte, deforma temporaneamente l’allineamento dei denti, per cui la linea di chiusura interdentale, fra i denti di sopra e i denti di sotto, non è più orizzontale ma assume un aspetto triangolare con il vertice a livello degli incisivi superiori. E’ però altrettanto vero che, quando viene abbandonato, la posizione dei denti ritorna alla normalità nel giro di poco tempo. Circa la possibilità di interferenza del succhiotto sul corretto sviluppo dei denti permanenti, esistono forti dubbi. Di certo si sa che se viene smesso prima dei 4 anni non si verifica nessuna influenza sull’allineamento dei denti permanenti.
Il problema deformazione dei denti è molto sentito dagli adulti (sembra essere più un loro problema) perché spesso sono preda di informazioni non corrette. E come molti dei problemi che, pur riguardando i bambini, sono gestiti dagli adulti, possono portare ad iniziative che non sono certo le più giuste.
E infatti sull’onda della convinzione che succhiotto e pollice a lungo andare rovinino i denti, in genere, un bel giorno, i genitori si svegliano al mattino e decidono che “Ormai sei grande e quindi è venuta l’ora di abbandonare il ciuccio!” E improvvisamente lo fanno scomparire. Questo è uno di tanti ingiustificati atti di crudeltà che vengono perpetrati per il “bene” del bambino.
E’ una delle purtroppo abituali intrusioni violente che gli adulti fanno nelle vita dei bambini, e spesso chi fa questo tipo di ragionamento e di intervento è proprio quella madre che ha dato al suo bambino nel modo non giusto il succhiotto.
Inizia così un periodo tormentato della vita del bambino e del suo rapporto con i genitori.
Abbiamo visto come il succhiotto sia per il bambino fonte di sicurezza, serenità, benessere e piacere. Eppur un bel giorno i genitori decidono di abolire in un solo colpo tutte queste gratificazioni. Tutto ciò, perché loro pensano che potrebbero venirgli i denti storti! Ed anche fosse così, nella peggiore delle ipotesi, al momento giusto, si applicheranno apparecchi correttivi per raddrizzarli. Del resto fra le generazioni nate e cresciute prima del boom della ortodonzia non si sono riscontrate particolari gravi e diffuse anomalie dei denti dovute al succhiotto. Ed il succhiotto è sempre esistito! Perfino i dentisti oggi non sostengono più questa teoria. Cito il famoso pediatra Americano T. Berry Brazelton che a questo proposito dice che: “In uno studio condotto da dentisti del Children’s Hospital di Boston su bambini con l’abitudine di usare il succhiotto o anche di succhiarsi il pollice e su bambini che invece non hanno preso ne l’uno ne l’altro, è stata riscontrata poca differenza nei due gruppi in merito alla necessità di applicazione successiva di apparecchio per i denti“. Infatti nella maggior parte dei casi è la spinta della lingua a deformare i denti dell’arcata superiore.
La reale causa di malformazioni della arcata dentaria che richiedono la applicazione di apparecchiature correttive dei denti sembra essere di origine genetica e quindi non dovuta a succhiotti o pollici vari. Certamente i bambini che continuano a succhiare anche dopo i cinque o sei anni diventano più a rischio.
In ogni caso, lasciate che sia il bambino a non volere più il succhiotto, perché altrimenti si possono avere come conseguenza grossi squilibri psicologici ed emozionali. Infatti il bambino privato del succhiotto spesso non riesce più ad autogestirsi, gli risulta difficile addormentarsi, si gira e rigira nel lettino in una specie di lotta, spesso rabbiosa con se stesso; durante il giorno può essere più irritato o più triste, talvolta può presentare momenti di regressione. Mi chiedo se i genitori non si inteneriscono e non riflettono quando vedono la gioia immensa e la ritrovata serenità del loro bambino quando ritrova il ciuccio che, secondo le bugie dei genitori, “un uomo nero ha portato via, è passato un cagnolino lo ha mangiato oppure è andato perduto ecc. ecc.” secondo la varia capacità di mentire degli adulti! Perché raccontare al proprio bambino delle bugie? E’ un comportamento poco etico e poco amorevole!
Normalmente, verso tra i due ed i tre anni il bambino smette il succhiotto, spontaneamente, abbandonandolo gradualmente, in genere ricorrendovi solo per addormentarsi. E, se questo bambino persiste nell’uso del ciuccio oltre i 4 anni, i genitori, piuttosto che rimproveralo o castigarlo, dovrebbero fare un esame di coscienza per chiedersi se hanno saputo costruire intorno al proprio bambino un ambiente adatto per serenità, tranquillità ed amore e non, invece, una situazione nevrotica carica solo di tensione ed ansia
Molti genitori, a proposito di danni da suzione, avversano ancora di più il pollice, ritenendolo ancora più dannoso.
Ricordando anche angosciose esperienze personali o di fratelli nelle quali veniva imposto di non succhiare il pollice con minaccia di castighi, per cui un atto che aveva funzioni di consolare e rilassare il bambino veniva vissuto come un atto di cui vergognarsi e da fare di nascosto. I motivi di questa avversione sono: ” il pollice può essere sporco o può macerarsi e quindi infettarsi”. Ma soprattutto anche per il pollice la ragione più sostenuta è quella che vale anche per il succhiotto: si rovinano i denti. La risposta a questi timori è la stessa data per il succhiotto
Il problema anche in questi casi però, sta non nella suzione ma nell’ambiente psicologico in cui vive il bambino.
Del resto, ad avvalorare la “naturalità” dell’atto della suzione del pollice, bisogna ricordare che il neonato possiede un riflesso istintiva e naturale che viene definito ” Riflesso mano - bocca” o riflesso di Babkin che consiste nel portarsi la mano verso la bocca. Questo riflesso il neonato lo mette in atto quando ha un fabbisogno, per esempio quando ha fame, e costituisce un primo rudimentale atto di autoconsolazione.
Anche per quanto riguarda la suzione del pollice, non bisogna commettere l’errore di costringere il bambino a smettere. Non bisogna assolutamente usare quegli accorgimenti vecchi e un po’ crudeli quali mettere sostanze amare, cerotti, scotch, guantini. Chi scrive ricorda un bambino che diceva che il suo pollice aveva un buon gusto di arancio. E’ facile pensare quale delusione sarebbe stata per lui trovarsi un dito incerottato e di gusto sgradevole.
E’ meraviglioso osservare come i succhiatori di pollice si ficchino immediatamente in bocca il dito alla comparsa della più piccola controversia o quando sentono arrivare il sonno.
Alcuni bambini usano perfino due succhiotti. Uno in bocca l’altro per strofinarsi il naso, altri il dito in bocca e la mano che attorciglia l’angolo del cuscino, altri ancora succhiano tutte le dita della mano, altri vogliono sempre la stessa coperta o lo stesso pupazzo, altra ancora si accarezzano i capelli senza tralasciare di tenere il dito in bocca. Di fronte a questo imperioso bisogno di succhiare e, soprattutto in considerazione della grande gratificazione e sicurezza che ne traggono, diventa un atto di crudeltà verso i bambini impedire loro di usare questi innocui mezzi di autoconsolazione.
Nel prossimo post tireremo le somme su quanto detto fin qua sull’uso del succhiotto.
A presto
Giuseppe Ferrari
Il corretto utilizzo del succhiotto 6 Giugno 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : Educazione, I luoghi comuni, Le grandi apprensioni, Leggende metropolitante , add a commentTorniamo a parlare del succhiotto, come abbiamo fatto nel post precedente.
Nel momento in cui i genitori scelgono di dare al proprio bambino il succhiotto è opportuno osservare qualche precauzione, ma senza esagerare. Prendiamo ad esempio l’aspetto igienico. Sicuramente non è sufficiente lavare sotto l’acqua del rubinetto un succhiotto caduto per terra. Ancora peggio è quello che vedo fare da alcune madri, che lo raccolgono, lo mettono in bocca, lo lavano con la loro saliva e lo rificcano in bocca al bambino. Per avere un comportamento igienico più sicuro è necessario ricorrere alla immersione in soluzioni antisettiche o addirittura alla bollitura. Ma mi chiedo: è proprio necessario ricorrere a metodi così rigorosi?
Nelle normali tappe dello sviluppo e della crescita del bambino è prevista anche l’acquisizione della immunità, cioè dalle capacità di difendersi dai comuni germi. Ed il metodo migliore per acquisirla è venire a contatto con questi germi. Consiglierei quindi di non esagerare. Se cade il succhiotto, lavatelo con l’acqua del rubinetto. Vi suggerisco una certa attenzione in caso di mughetto al cavo orale. In questo caso dopo averlo lavato e bollito, ponete il succhiotto a bagno in acqua bollita con l’aggiunta di bicarbonato.
Un errore da evitare è invece quello di intingere il succhiotto nello zucchero o nel miele, ciò non è assolutamente richiesto dal bambino ma è un vizio indotto dai genitori che hanno dato il succhiotto nel modo sbagliato.
Il succhiotto è stato messo sotto accusa come fonte di alcuni guai per i bambini quali
- infezioni al cavo orale, alla gola ed alle orecchie
- deformazioni dell’arcata dentale
Qualche ricercatore sta conducendo studi per verificare se succhiare tutto il giorno il succhiotto può essere causa di infezioni all’apparato orofaringeo (bocca, naso, gola ed orecchie). Non conosco il metodo utilizzato per questo ricerche, per cui posso solo dirvi: attendiamo l’esito di questi studi. Sicuramente la persistenza di un oggetto estraneo a lungo in bocca potrebbe favorire la colonizzazione e le moltiplicazione di germi. Personalmente ho il timore che, ma non mi riferisco a questo caso di cui non conosco il metodo utilizzato, che sui bambini vengano condotte ricerche per ottenere i risultati che si è prefissato di ottenere. L’importante che queste ricerche non siano invasive per i bambini, e questa sui succhiotti non mi sembra certamente invasiva.
Ritorneremo presto sull’argomento succhiotto, occupandoci della paura diffusa che crei delle deformazioni all’arcata dentaria.
A presto
Giuseppe Ferrari
E’ giusto dare il succhiotto al bambino oppure no? 3 Giugno 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : Educazione, I luoghi comuni, Leggende metropolitante , 85 commentsIl titolo di questo post corrisponde a una delle domande che mi vengono fatte più frequentemente dai genitori.
La risposta è: ” Può essere giusto e può essere sbagliato!”
Vediamo insieme come affrontare il problema e soprattutto come spiegare perché una stessa cosa può essere giusta ed anche sbagliata.
Comincerò col raccontarvi il modo giusto
Per questo devo anzitutto fare qualche premessa:
- il riflesso della suzione è certamente uno dei più importanti riflessi automatici del neonato. Alla sua presenza è legata la possibilità di alimentarsi e quindi della possibilità di sopravvivenza e della crescita. Non a caso uno dei più frequenti sintomi di una grave malattia del neonato o del lattante è rappresentato dalla diminuzione o dalla scomparsa di questo riflesso.
- l’atto della suzione ( il succhiare), consentendogli di soddisfare la sgradevole sensazione della fame, dà al bambino un senso di tranquillità e di sicurezza di conseguenza gli procura una sensazione piacevole. Il procurare una sensazione piacevole è legato al disegno naturale di favorire la propagazione della specie, perché se il succhiare provocasse una sensazione sgradevole o addirittura dolorosa il bambino non succhierebbe e quindi non potrebbe sopravvivere.
- Ogni bambino, durante la giornata, ha bisogno di esercitare l’atto della suzione per un certo periodo di tempo, variabile da bambino a bambino. Per questo motivo è frequente osservare che alcuni bambini compiono, al di fuori della poppata, movimenti ed atti di suzione a vuoto, persino durante il sonno, accompagnati a volte da un piacevole e divertente rumore di schiocco.
Molti bambini riescono a soddisfare il loro bisogno di suzione col tempo che dedicano alla loro alimentazione. In genere le poppate al seno che durano più a lungo e spesso richiedono un maggior sforzo si suzione, sono in grado di placare questa esigenza. Altri ( e più facilmente quelli allattati artificialmente) non riescono a soddisfare questo loro bisogno di suzione col tempo che dedicano alla loro alimentazione. Non sempre questi bambini hanno fame, semplicemente provano piacere a succhiare. La brevità della poppata (10-15 minuti) non è sufficiente a soddisfare il desiderio di suzione, per cui ne deriva una maggior necessità di succhiare.
Dare il succhiotto a questi bambini è giusto, ma, a mio personale giudizio, è ancora più giusto (ed anche naturale) che succhino il pollice. Non c’è immagine più dolce e più poetica di vedere un bambino che succhia il suo pollice. Tra l’altro è anche indice di una precoce capacità di autogestione dei propri comportamenti.
Infatti i pediatri attenti agli aspetti della qualità della vita dei neonati alla prima visita chiedono se per caso, il neonato si mette già il pollice in bocca e se riesce quindi a consolarsi da solo.
Il modo sbagliato di dare il succhiotto si ha quando lo si usa per tacitare il bambino che con il suo comportamento, ed in genere usa il pianto, cerca di esprimere un suo fabbisogno non soddisfatto..
E” molto più comodo ficcargli il succhiotto in bocca piuttosto che porsi il problema del perché piange e per quale motivo cerca con il pianto di attirare l’attenzione della mamma. Ma non è il modo migliore per occuparsi del proprio bambino (che non dimentichiamo è totalmente dipendente dalla sua mamma)
Quindi in definitiva il modo sbagliato di dare il succhiotto è quello delle mamma che lo dà per tacitare il bambino. Quello giusto è quello di darlo per assecondare il suo desiderio di suzione.
Ma a questo punto, come forse avrete capito, ho una preferenza e mi chiedo e vi chiedo perché non lasciarlo libero nella scelta di succhiare quello che vuole lui (per esempio il pollice)?
Nei prossimi post continueremo a trattare di questo argomento.
A presto
Giuseppe Ferrari
Le tonsille 12 Maggio 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : I luoghi comuni, Le grandi apprensioni, Leggende metropolitante, Salute, Uncategorized , 193 commentsDopo aver visto i problemi legati alle adenoidi, oggi parleremo di quelli legati alle tonsille. Anche in questo caso sono di due tipi :
- Ostruttivi ( meccanici) ;
- Infiammatori.
Ostruttivi (meccanici):
Sono molto rari. Si verificano in quei casi in cui le tonsille sono talmente grandi da causare un ostacolo respiratorio così importante che può portare addirittura a delle condizioni di insufficienza respiratoria oppure, nei casi meno gravi, a una situazione che prende il nome di sindrome di sonnolenza‑apnea. Questa evenienza è caratterizzata da sonnolenza durante il giorno e da interruzione dei respiro durante la notte. Il fenomeno si verifica soprattutto quando il bambino dorme disteso supino. In questo caso egli può avere una sensazione di soffocamento e svegliarsi spaventato.
L’aumento di volume delle tonsille può causare molto raramente un altro disturbo caratterizzato da alterazione della voce (voce da “patata bollita”) e da difficoltà della deglutizione con rifiuto di ingerire cibi solidi.
Cosa fare quando le tonsille rappresentano un ostacolo meccanico alla respirazione?
Bisogna toglierle! Si deve procede alla cosiddetta “tonsillectomia”. In realtà, come ho detto, si tratta di casi rarissimi.
Infiammatori:
Sono molto più frequenti. E sono dovuti al ripetersi di frequenti tonsilliti batteriche. Le tonsilliti batteriche sono caratterizzate da febbre alta che dura 4 o 5giorni, dalla presenza di placche (essudato biancastro) e da un ingrossamento e dolenzia delle ghiandole del collo, in particolar modo quelle situate sotto l’angolo della mandibola.
Non devono essere confuse con le tonsilliti di origine virale (le più frequenti nei bambini che frequentano asili e scuole) che sono contraddistinte da febbre che dura 1‑2 giorni e da un modesto arrossamento della gola senza presenza di placche e senza evidenti ingrossamenti delle ghiandole del collo.
Cosa fare in caso di frequenti tonsilliti?
Il primo passo è quello di essere certi della natura delle tonsilliti: tonsilliti batteriche o tonsilliti virali.
Dopo un certo numero di infezioni tonsillari batteriche (placche in gola, febbre che dura più giorni, dolenza del ghiandole sottomandibolari) il bambino deve essere sottoposto ad esami di sangue specifici e ad un tampone faringeo (ricerca di germi direttamente sulle tonsille). A secondo dell’esito degli esami seguiranno comportamenti diversi.
Quali gli esami?
Velocità di sedimentazione (VES) - Esame Emocromocitometrico - Titolo antistreptolisinico (Titolo ASLO) - proteina C reattiva - Streptozyme - tampone faringeo.
Eseguiti questi esami specifici potremo avere due risultati che daranno adito a soluzioni differenti:
- Se gli esami sono normali:
Si curano gli eventuali singoli episodi di tonsillite batterica (mi raccomando deve essere batterica) con antibiotici per la durata di almeno 8‑10 giorni.
Se gli episodi si ripetono, bisognerà ricontrollare di nuovo gli esami dopo almeno 3‑4 episodi.
- Se gli esami sono alterati:
la prudenza consiglia di somministrare antibiotici in occasione di qualunque episodio febbrile. Se, ad ulteriori controlli, gli esami sono sempre alterati o addirittura peggiorati e se persistono episodi di tonsillite batterica, ci troviamo di fronte a uno dei casi, per la verità abbastanza rari, nei quali si deve procedere alla tonsillectomia.
I pediatri americani suggeriscono come limite di attenzione la presenza, in un bambino di : 7 tonsilliti batteriche in un anno - 5 tonsilliti batteriche per anno in due anni successivi - 3 tonsilliti batteriche per anno in tre anni successivi.
A presto
Giuseppe Ferrari
Le adenoidi 5 Maggio 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : I luoghi comuni, Le grandi apprensioni, Salute , 441 commentsChe cosa sono le adenoidi?
Le adenoidi sono piccole masse di tessuto linfatico situate nella parte alta della gola o più esattamente là dove le vie nasali sboccano nella gola stessa. Svolgono una complessa funzione di difesa, importantissima per l’organismo del bambino soprattutto nell’età compresa fra la nascita e l’adolescenza.
Problemi legati alle adenoidi
Possono essere di due tipi : ostruttivi (meccanici) o infiammatori.
Le adenoidi molto voluminose (si parla di ipertrofia delle adenoidi) rappresentano un serio ostacolo (problema meccanico) alla respirazione.
In questo caso il bambino tende a stare sempre con la bocca aperta (respirazione buccale), di notte respira rumorosamente o addirittura russa, presenta una voce di tipo nasale che si mette in evidenza particolarmente facendogli pronunciare parole che hanno molte “n” (nonna, nonnulla ).Questi disturbi diventano importanti solo se permangono a lungo; possono infatti portare a un’alterazione dell’aspetto fisico del volto del bambino che prende il nome di “faccia adenoidea”.
Il bambino con le adenoidi grandi, specie nei mesi invernali, soffre spesso di frequenti raffreddori nel corso dei quali può presentare, talvolta, mal d’orecchio.Il mal d’orecchio ha in questi casi un andamento altalenante, con momenti di dolore e momenti di pausa.Il bambino afferma di sentire meno bene e qualche volta dice di avvertire come delle bolle d’aria che si aprono nell’interno della testa.E’ presente anche una abbondante secrezione nasale, non compare secrezione dall’orecchio (da non confondere con il cerume che esce quando, sbagliando, vengono messe le gocce nell’orecchio ).
Questi sintomi sono la conseguenza dell’accumulo di catarro nelle tube dell’orecchio che non può scaricarsi nel naso o nella gola a causa dell’ostruzione adenoidea.
Cosa fare in caso di disturbi delle adenoidi?
Abbondanti e frequenti lavaggi nasali con soluzione fisiologica.In caso di ripetuti ed intensi mal d’orecchio una terapia ( che deve essere assolutamente prescritta dal medico) con antibiotici e cortisone e… attesa.In genere i disturbi delle adenoidi scompaiono nel giro di 3 anni.Se dopo questo tempo, il bambino continua a respirare a bocca aperta, se i raffreddori sono caratterizzati da uno scolo nasale francamente purulento (adenoiditi), se i mal d’orecchio sono vere e proprie otiti con secrezione sierosa o purulenta (problemi infiammatori) e se questi inconvenienti sono molto frequenti (3/4 volte nel periodo invernale) e, ancora, se le opportune terapie con antibiotico e altri farmaci non hanno ottenuto un miglioramento della situazione, è necessario asportarle chirurgicamente (adenoidectomia).
Nel prossimo post ci occuperemo dei disturbi legati alle tonsille.
A presto
Giuseppe Ferrari
L’appetito 9 Aprile 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : Alimentazione, Le grandi apprensioni, Leggende metropolitante , 345 commentsTra i motivi per cui le mamme si rivolgono ai pediatri , quello relativo all’appetito è uno dei più frequenti.
I genitori si preoccupano molto per la mancanza di appetito, hanno ragione?
Sicuramente l’appetito, anzi il buon appetito, è un parametro importante, forse il più importante, per giudicare lo stato di benessere di un bambino. I pediatri sanno che il primo segno dell’inizio della guarigione da una malattia è la ripresa dell’appetito. Tuttavia qualche volta i bambini, pur non essendo ammalati, possono non avere un buon appetito. Il problema è riuscire a tranquillizzare in modo convincente le mamme sul fatto che qualche volta i bambini possono anche “mangiare di meno”. Meno di che cosa? Perché il problema è sopratutto capire che cosa intendono alcuni genitori per mangiare “meno” o “poco” o addirittura “niente”.
Fra l’altro in genere le mamme quasi sempre mi dicono: “Il mio bambino non mangia niente!”.
Per capire esattamente di che cosa si tratta e quindi dare il consiglio giusto cerco di chiarire alcuni aspetti :
· che cosa intendono le mamme per “non mangia niente”
· il periodo di durata dello scarso o nullo appetito
· lo stato di benessere o di non benessere del bambino (perdita di peso, di vivacità, di energia e di vitalità, cambiamento di umore)
· l’ età del bambino
Se interrogo con attenzione le mamme, emerge che con la definizione “non mangia niente” esse intendono molte situazione che nulla hanno a che fare con la mancanza di appetito, vi cito le più comuni:”non mangia frutta e verdura” – “non fa merenda” – “al mattino prima di andare alla scuola materna non mangia il latte” - “non mangia quello che gli preparo e vuol mangiare quello che vuole lui” – “mangia solo porcherie” ecc. “. La cosa divertente è che, per esempio, si dimenticano di citare le cose che loro credono non fondamentali. Spesso si dimenticano della colazione (ed invece il bambino ha mangiato 250 gr di latte intero con biscotti o burro e marmellata). Se lo fai notare ti rispondono”sì, però a mezzogiorno non ha mangiato la frutta o la verdura” (assolutamente inutili per una alimentazione di un bambino che ha bisogno di sostanze che gli forniscano energia e che lo facciano crescere).
Insomma per “non mangia niente”molto spesso la mamma intende che il bambino non mangia quello che lei ritiene che debba mangiare.
Il lattante che non mangia
Per quanto riguarda il lattante (primi 4 mesi) in genere la diminuzione dell’appetito è di breve durata ed è conseguenza o di una breve malattia o di un banale eccesso alimentare o di una temporanea cattiva digestione.
Durante queste indisposizioni il bambino può presentare anche qualche piccola scarica diarroica o qualche modesto vomito. In tale evenienza purtroppo, spesso la madre commette l’errore di forzare il bambino a mangiare, ottenendo il risultato di peggiorare la mancanza di appetito ed aumentare il vomito e la diarrea.
Il modo corretto di comportarsi è quello diametralmente opposto. “Non vuoi mangiare, ebbene io te ne do ancora di meno!” In altre parole bisogna sospendere l’alimentazione normale, il latte, e sostituirlo con una dieta quasi esclusivamente idrica: tè leggero, brodo di verdura, acqua di riso nelle uguali quantità di latte. Per 1/2/3 pasti, molto raramente anche per 24 ore. Sicuramente dopo questa dieta il bambino riprenderà a mangiare con buon appetito. L’unico e vero problema è convincere la “famiglia” (mamma , papà, nonne comprese!) a sospendere l’alimentazione.
Se poi, presi questi provvedimenti, l’appetito non riprende, sarà necessario non sottovalutare la situazione ricercando con l’aiuto del pediatra la causa del perdurare della mancanza di appetito.
La faccenda si complica quando “non mangiano” i più grandi (dal 6° mese in poi).
Approfondendo in realtà apprendo che il bambino mangia questo, quello, le porcherie, insomma che mangia più che a sufficienza, infatti è un bambino sano vivace che corre gioca fa sport…ma !? Come ho detto sopra, non mangia quello che la sua mamma , ricordando la sua infanzia, crede debba mangiare.
Nella attuale situazione socioeconomica del nostro paese il problema se mai è che alcuni bambini mangiano troppo con i relativi problemi (con percentuali di obesità stimabili intorno al 10/15% ed anche di più).
Numerose sono le ragioni che a quest’età possono determinare una situazione di scarso appetito; a partire dalla dentizione (per i più piccoli), per passare attraverso temporanee indisposizioni, a problemi psicologici (nascita del fratellino, l’asilo, la scuola, la mamma che lavora ecc.).
Esistono poi (come ho gia detto) i bambini che mangiano naturalmente poco.
Infatti nell’ambito della normalità ci sono bambini “mangioni” e bambini che “mangiano poco”. A proposito di questi ultimi desidero spendere due parole.
La vita moderna, specie quella che si svolge in città, è una vita innaturale per i bambini. Purtroppo passano la giornata facendo pochissimo movimento. Spesso trascorrono interi pomeriggi davanti al televisore o, se frequentano scuole a tempo pieno, invece dì svolgere attività sportive o motorie, vengono tenuti in aula impegnati in attività sedentarie.
Molti bambini che fanno questo tipo di vita sono pallidi con occhiaie, lingua biancastra, alito cattivo. Questi sono i bambini che “mangiano poco”. Ma forse è una fortuna: infatti essi non hanno nessuna possibilità di “bruciare” convenientemente i cibi che introducono. Come si può pretendere quindi di farli mangiare di più!? Se mangiassero di più sarebbero inevitabilmente candidati a vari disturbi, come obesità o crisi di acetone ecc.
Spesso questi bambini, per fortuna, sono magri. Cerco di convincere i genitori non a tentare di rimpinzarli contro la loro volontà, ma al contrario stimolare il loro appetito, inducendoli a consumare di più facendo sport, passeggiate, corse, giochi all’aperto, in definitiva con una buona attività motoria.
Non commettete l’errore specie con i più grandicelli di gratificarli con alimenti ritenuti più gradibili. Quegli alimenti che, come ho già detto, vengono impropriamente definiti “porcherie”. Le brioche, le merendine, i dolci, i cioccolatini, caramelle non sono cibi “cattivi” (specie se sono di buone marche), sono cibi di cui le mamme fanno un “cattivo” uso.
E allora come fare? È certamente più corretto lasciare libero il bambino di avere più o meno appetito. Lasciate pure che per un certo periodo mangi poco, passato qualche tempo sicuramente riprenderà ad avere appetito. Nel corso dell’età pediatrica è normale che esistano momenti in cui i bambini mangiano meno. Questi sono sempre seguiti dalla ripresa spontanea dell’appetito. Importante è che tutte le altre funzioni siano normali: normale crescita, normale vivacità, normale forza, normale umore.
Esistono medicine che fanno venire l’appetito?
NO! Non esistono farmaci innocui che stimolano l’appetito. In effetti esistono farmaci che aumentano l’appetito, ma sono farmaci che entrano nella categoria del doping. Spero che nessun genitore voglia “dopare” i propri figli per l’appetito!!!
Bravo quel pediatra che con molta pazienza fa opera di convincimento e di tranquillizzazione sulla mamma, indicandole quali sono gli errori da evitare e chiarendo che, se il bambino è in buone condizioni generali, lo scarso appetito non è un problema.
Per finire mi sta a cuore dirvi :
ricordate che i bambini “mangiano per vivere” e non vivono per mangiare.
Quando, con la crescita, il comportamento dettato dall’istinto viene sostituito da quello dettato dalla razionalità, il bambino, se riceve una cattiva educazione alimentare, può incominciare a “vivere per mangiare”.
A presto
Giuseppe Ferrari
Il bagnetto 27 Marzo 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : Educazione, Le grandi apprensioni , 40 comments
Spesso molte mamme si chiedono quando è il momento adatto per iniziare a fare il bagnetto e ogni quanto tempo va ripetuto. A tutte loro voglio ricordare che il bagno deve essere iniziato il più presto possibile e deve essere fatto tutti i giorni:
- Iniziato il più presto, perché per il suo benessere e soprattutto la sua salute il bambino deve essere tenuto pulito ( non dimenticate che il bambino fa i suoi bisogni addosso e purtroppo spesso suda abbondantemente perché viene vestito troppo)
- Tutti i giorni, perché il bambino, come del resto l’adulto, è un essere abitudinario e quindi preferisce fare ogni giorno le stesse cose.
Il bagnetto nelle giornata del bambino deve diventare una piacevole abitudine e per essere tale deve essere fatto quotidianamente. Il bambino abituato si diverte nell’acqua, non piange mai e, dopo il bagno, è certamente rilassato.
A presto
Giuseppe Ferrari
Viaggi e abbigliamento 26 Febbraio 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : Educazione, I luoghi comuni, Le grandi apprensioni, Leggende metropolitante , 65 commentsPrendendo spunto da alcune domande che frequentemente mi vengono poste dalle mamme, vorrei affrontare oggi il tema degli spostamenti del neonato e di come vestirlo. Proprio questi due sono tra gli argomenti preferiti dai cosiddetti “esperti di famiglia”, ma spesso i consigli che vengono dati sono delle vere e proprie leggende metropolitane. Vediamo oggi come comportarci in maniera corretta, rispettando come sempre i bisogni del bambino.
- Quando è consigliabile iniziare la passeggiata quotidiana?
Potete iniziare anche subito, appena tornate a casa, naturalmente se il fare la passeggiata non vi crea grossi problemi di organizzazione! Se li crea, basta aprire le finestre e far prendere ai vostri bambini un po’ di aria fresca. Questo è possibile in qualunque stagione, anche se ovviamente in inverno è consigliabile coprirli adeguatamente ma senza mai esagerare, controllando sempre che non sudino.
- Dopo quanto tempo dalla nascita è possibile portarlo con sè in viaggio?
Anche questo è possibile fin da subito. Più il bambino è piccolo e meno risente dei cambiamenti di ambiente e di clima. Mare, montagna, in auto, in treno, in aereo, va tutto bene. Vi consiglio comunque di usare il mezzo di locomozione più adatto in rapporto alla lunghezza del viaggio. Nei primi due mesi di vita è preferibile, sia per motivi organizzativi sia per altri bisogni, che il viaggio duri non più di tre ore.
- Come devo vestirlo? E’ vero che soffrono più il freddo degli adulti?
A presto
Giuseppe Ferrari
La Meningite batterica 29 Gennaio 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : I luoghi comuni, Le grandi apprensioni, Salute , 45 commentsA proposito di argomenti sanitari di cui si sono occupati i media negli ultimi tempi, nel silenzio delle istituzioni, desidero chiarire con voi alcuni punti fondamentali sul problema meningite batterica (che è la meningite di cui tanto si parla e si è parlato).
- La meningite è una infezione batterica che nella stragrande maggioranza dei casi, se diagnosticata tempestivamente, si cura bene in 48 ore con una terapia adeguata (antibiotici e cortisone) ed arriva alla guarigione in 8/10 giorni;
- Se si verifica un caso in una scuola, se entro 7/8 giorni non ne compaiono altri tra i bambini della stessa scuola non c’è più nessun pericolo di contagio;
- Se si verifica un caso in una classe è consigliabile dare ai bambini un antibiotico specifico per alcuni giorni (fatevelo prescrivere dal vostro pediatra);
- La meningite batterica non è una malattia altamente contagiosa. Per fare un esempio la varicella ha una contagiosità del 90%, mentre nel caso di meningite batterica, come abbiamo visto in questi ultimi tempi, non sono mai stati segnalati due casi in una stessa scuola. Questo vi può far capire come la contagiosità sia molto scarsa;
- Responsabili della meningite batterica sono tre batteri: Hemophilus influenzae, Meningococco, Pneumococco contro i quali esistono vaccini specifici;
- Bisogna fare i vaccini. Non sull’onda della emotività per alcuni casi sporadici come in questo momento, ma per una decisione ed una programmazione consapevole. In altre parole i genitori, in accordo possibilmente con il pediatra di fiducia, decidono di vaccinare i bambini e lo fanno!
Oggi i bambini sono quasi tutti vaccinati contro uno dei batteri responsabili, cioè l’Hemophilus influenzae (è uno dei vaccini contenuti nell’esavalente che viene fatta a partire dal 2°/3° mese di vita ).
A presto
Giuseppe Ferrari
