Come intervenire in caso di acetone 24 Ottobre 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : Alimentazione, I luoghi comuni, Le grandi apprensioni, Salute, Uncategorized , 189 commentsChe cosa fare in caso di acetone?
La terapia dell’acetone è condizionata dalla diversa gravità dei sintomi e si basa su due aspetti : quello dietetico e quello medicamentoso.
L’intervento dietetico
Essendo l’acetone un disturbo legato al metabolismo dei grassi, il primo intervento deve essere la sospensione di cibi che li contengono, come ad esempio burro, formaggio, latte e uova.
Se è presente il vomito è necessario sospendere totalmente l’alimentazione e sostituirla con una dieta esclusivamente idrica, utilizzando alternativamente acqua, tè, camomilla, bevande zuccherine alla frutta o anche la Coca Cola.
Questi liquidi devono essere somministrati ben zuccherati, nella quantità richiesta dai bambini, che in genere hanno molta sete, soprattutto ricordando che sono loro i migliori regolatori delle proprie necessità. Le dosi di liquidi da introdurre nell’arco delle 24 ore possono raggiungere valori di circa 100‑150 cc per ogni kg di peso del bambino. Lo zucchero aggiunto sarà di circa 5 gr per kg di peso del bambino.
Si possono anche utilizzare brodi di verdura salati per ovviare alla perdita di sali che avvengono con il vomito. Qualche volta la violenza e la gravità del vomito sono tali da impedire la ritenzione di qualunque liquido introdotto. Il bambino ha molta sete e beve avidamente grosse quantità di liquidi, e questo lo fa vomitare nuovamente. Bisogna convincerlo a bere poco per volta, anche se non è facile. In questo caso il problema può essere risolto con la somministrazione frazionata e ininterrotta di bevande (un cucchiaino dopo l’altro). Nelle forme più gravi neppure questo artificio serve a fermare il vomito. In tal caso è necessario praticare al bambino fleboclisi, per non correre il rischio di arrivare a un vero e proprio coma.
Cessato il vomito, si può riprendere con gradualità l’alimentazione, avendo cura inizialmente di dare cibi ricchi di carboidrati e per ultimo i cibi ricchi di grassi. È molto importante farsi guidare dal grado di appetito del bambino; quando ricomincia ad avere fame (circa 3 giorni dopo la fine del vomito) allora si potrà riportalo in un paio di giorni a mangiare come prima.
Contenuto percentuale di grassi nei principali alimenti (100 gr.)
Burro 85 - olio oliva 100 - formaggi grassi 30 - formaggi magri 25 — uova 20 - pollo 13 - carne bovina 5/10 - latte 3,5 - cioccolato 24.
Terapia con farmaci
Non esistono farmaci specifici. La migliore cura è la dieta e la reidratazione che può giovarsi di prodotti contenenti sali minerali e zucchero da aggiungere all’acqua somministrata.
A che età incomincia l’acetone?
Non c’è un limite di età ben definito. Alcuni pediatri negano l’esistenza dell’acetone prima dei due anni, altri abbassano il limite a un anno. In realtà non esiste un’età limite al di sotto della quale si possa dire che non esista l’acetone. Forse l’acetone cosiddetto “primitivo “, cioè non associato ad altre malattie, può non manifestarsi prima dei 2 anni,. ma quello associato a una malattia principale esiste anche al di sotto dell’anno di vita.
A che età finisce?
Non è assolutamente possibile stabilire delle età con assoluta certezza. In genere l’epoca di maggiore incidenza va dai 3 ai 6 anni. Poi va gradualmente diminuendo.
Quali sono le caratteristiche dei bambini predisposti all’acetone?
Anzitutto, come ho già detto esiste una certa ereditarietà nella predisposizione all’acetonernia. Spesso sono soggetti emotivi ed ansiosi. Anche la costituzione conta, per esempio il bambino linfatico è spesso un acetonemico. Così il bambino che nei primi mesi di vita ha sofferto di “crosta lattea” e quello che presentava abbondanti rigurgiti è un probabile candidato all’acetonemia. Alcuni di questi bambini sono buoni mangiatori o meglio lo sono nell’intervallo tra una crisi e l’altra, intervallo che può essere anche di mesi. Altri invece vengono considerati dai genitori come dotati di scarso appetito o, per essere più precisi, alternano periodi in cui mangiano volentieri e altri in cui mangiano pochissimo. E, stranamente, in questi periodi sono presenti quei sintomi segnalati come pallore, occhi cerchiati, alito cattivo, lingua sporca, vaghi mal di pancia, mal di testa. Normalmente dopo qualche giorno di questa situazione, questi bimbi riprendono a mangiare, per poi ciclicamente ricadere nella poca fame. In sostanza questi bambini si curano da soli, riducendosi la dieta ( quindi disintossicandosi) e poi riprendono a mangiare. Se non diminuissero l’alimentazione andrebbero incontro a crisi di acetone. In realtà questi bambini non hanno quasi mai grosse crisi, perché sanno “autogestirsi”!
Mi verrebbe voglia di definire questi bambini ” acetonemici cronici”, se non temessi di far sorridere molti “luminari”!
Quali luoghi comuni o errori possono verificarsi?
Il luogo comune: ritenere che l’acetone sia causato da disordine alimentare o dall’eccessiva introduzione di alimenti grassi.. Non tenete i bambini per mesi ed anni a diete senza grassi. Nonostante tutti i sacrifici e le privazioni, questi bimbi ogni tanto presentano comunque la loro crisi di acetone………..perché sono bambini acetonemici!
L’ errore grave è rappresentato dal rifiutare di soddisfare la sete dei bambino perché vomita. Il vomito infatti disidrata l’organismo, la disidratazione aumenta l’intensità dell’acetonemia, che a sua volta aumenta il vomito in un giro vizioso.
L’acetone 7 Ottobre 2008
Posted by Giuseppe Ferrari in : Alimentazione, Le grandi apprensioni, Salute, Uncategorized , 157 commentsChe cosa è l’acetone?
Cercherò di schematizzare e di semplificare a costo di fare arricciare il naso agli scienziati, ma con la quasi certezza di essere capito
- L’acetone è causato da una abnorme accumulo di corpi chetonici nell’organismo del bambino.
- I corpi chetonici si formano nel nostro organismo normalmente e regolarmente nel corso dello svolgimento del metabolismo dei grassi. (Per metabolismo si intende l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono nell’organismo umano e che portano alla trasformazione degli alimenti introdotti in sostanze utili per la crescita, per lo sviluppo e per tutte le normali funzioni del corpo umano.)
- Le sostanze chimiche introdotte con gli alimenti sono composti fondamentalmente da tre grandi categorie di prodotti chimici, presenti in varia misura in tutti i cibi: proteine - grassi o lipidi - zuccheri o carboidrati.
- Ciascuno di questi alimenti viene trasformato nel nostro organismo, seguendo una sua via metabolica.
- Per l’acetone, dobbiamo focalizzare la nostra attenzione sul metabolismo dei grassi, nel corso del quale si producono i corpi chetonici.
- In condizioni normali questi corpi chetonici, una volta formatisi, proseguono immediatamente la loro trasformazione in altre sostanze e vengono quindi eliminati. Quando, per particolari condizioni, i corpi chetonici non vengono più trasformati ed eliminati, si accumulano nel sangue e danno luogo alla ” crisi di acetone”.
Quindi l’acetone è uno stato di malessere causato da un’eccessiva presenza nel sangue di sostanze, i corpi chetonici, che non dovrebbero esserci in così grande quantità.L’organismo tollera solo un certo livello di corpi chetonici, oltrepassato il quale comincia a presentare segni di malessere, perché queste sostanze finiscono per ” intossicarlo”.
Per questo l’acetone può essere anche definito un fenomeno di autointossicazione.
Quali sono le cause che determinano un’alterazione del metabolismo dei grassi?
Le cause sono molte: un breve digiuno, un disordine alimentare, una banale indigestione, una fatica fisica, uno stress emotivo, uno spavento, il cambiamento di clima, una banale influenza, malattie infettive, la diarrea, le parassitosi intestinali (un tempo nelle credenza popolare l’acetone veniva identificato con i vermi intestinali!) ecc.
Perché alcuni bambini soffrono di acetone e altri no?
Resta ancora ignoto il motivo per cui certi bambini siano più predisposti a essere colpiti da questo disturbo in occasione dell’intervento di fattori che, su altri bambini, non esercitano nessun effetto. Si pensa che più colpiti siano i bambini emotivamente più instabili, ma questo è vero solo in parte, forse un certo collegamento si può trovare tra stitichezza del bambino e acetone.
Di fatto si può essere certi di due cose :
- che il bambino predisposto è spesso figlio di genitori “acetonemici”.
- che il bambino predisposto ogni tanto “soffrirà di acetone”.
La crisi di acetone non è una malattia vera e propria, ben definita nei suoi sintomi, ma una situazione di malessere che si manifesta associata a particolari condizioni in cui si trova momentaneamente l’organismo del bambino.
Quali sono i sintomi di una crisi di acetone?
Nelle forme più leggere il bambino presenta diminuzione dell’appetito, aumento della sete, occhi cerchiati, saltuari dolori addominali (in genere il bambino indica la zona intorno all’ombelico), lingua biancastra e alito con un caratteristico odore acetonico, non particolarmente sgradevole, simile all’acetone usato dalle signore per eliminare lo smalto dalle unghie. È bene che il pediatra insegni alle mamme a riconoscerlo. Quasi sempre è presente anche stitichezza.
Con l’aumentare dell’acetone, può comparire anche mal di testa. Il bambino può mostrarsi sonnolento. Altre volte alterna momenti di irritazione a momenti di torpore. La madre riferisce di un bambino che ha sonno, ma che non riesce a dormire perché è nervoso (sonnolenza irritabile). Aumentando ancora lo stato tossico, ecco comparire il sintomo più importante: il vomito, caratterizzato da attacchi anche violenti. In un primo momento viene emesso il cibo, poi una volta svuotato lo stomaco, il vomito diventa giallastro, vomito biliare. Quest’ultimo aspetto spaventa molto la mamma, ma è normale vomitare bile quando lo stomaco è vuoto di alimenti. A questo punto può comparire anche la febbre, che peraltro può insorgere anche prima.
Un ulteriore peggioramento della situazione rende il bambino sempre più prostrato, con occhiaie, profondo pallore intenso, alito sempre più cattivo, lingua coperta da un patina spessa e biancastra, labbra secche, respiro più frequente. Se non si interviene, il bambino può anche arrivare al coma (coma acetonemico) e, specie se compare febbre, anche alle convulsioni febbrili.
Questa è la possibile evoluzione dell’acetone. Sicuramente, intervenendo con opportuni provvedimenti, non si arriva a queste situazioni di pericolo, che, in verità, sono rare anche quando non vengono messe in atto cure appropriate. Tuttavia è bene tenerle presenti, non per sopravvalutare il problema, ma per non essere impreparati nel caso in cui dovessero capitare.
Ai sintomi descritti devono essere aggiunti quelli delle eventuali varie malattie presenti (influenza, malattie infettive ecc.) che abbiamo già citato.
Nel prossimo post vedremo in che modo è possibile affrontare nella maniera migliore l’acetone.
A presto
Giuseppe Ferrari
