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Il Bambino Felice in vacanza 30 Luglio 2010

Posted by Giuseppe Ferrari in : Uncategorized , comments closed

ilbambinofelice.it va in vacanza fino a fine Agosto, torneremo a Settembre con delle grosse novità, editoriali e non.

Buona Estate a tutte le mamme e a tutti i papà,

la Redazione di ilbambinofelice.it.

Problemi tecnici 7 Luglio 2010

Posted by Giuseppe Ferrari in : Uncategorized , comments closed

Chiediamo scusa alle mamme e ai papà che non hanno visto pubblicati i loro commenti in questi giorni, purtroppo un problema tecnico ci ha impedito di appprovarli.
Abbiamo provveduto a risolverlo.

Grazie
La redazione del ilbambinofelice.it

Bambino, (ancora) soggetto misterioso? 7 Maggio 2010

Posted by Giuseppe Ferrari in : Uncategorized , 7 comments

Dal 12 Maggio al 16 Giugno, presso il Centro Congressi Unione Industriali di Torino, il Professor Ferrari delle conferenze di educazione sanitaria destinate a genitori, futuri genitori, nonni e parenti per conoscere da vicino il bambino e la moderna filosofia per crescerlo.

Questo il programma, più in basso la locandina con maggiori informazioni: (cliccare sull’immagine per ingrandirla)

Presentazione La mamma felice 16 Settembre 2009

Posted by Giuseppe Ferrari in : Uncategorized , 19 comments

Giovedì 17 Settembre alle 17:30, presso il Circolo dei Lettori in Via Bogino, 9 a Torino verrà presentato La mamma felice, il nuovo libro del Professor Ferrari.

Ne discuteranno con l’autore:

Le vaccinazioni 6 Marzo 2009

Posted by Giuseppe Ferrari in : Salute, Uncategorized , 45 comments


Le vaccinazioni rappresentano la più importante forma di prevenzione per la salute dei bambini.

Lo scopo di una vaccinazione è quello di provocare nell’organismo umano ( nel nostro caso nell’organismo del bambino) una reazione (gli anticorpi) verso alcune malattie infettive, inoculando gli agenti responsabili di queste malattie e cioè virus, batteri o sostanze tossiche (tossine) da questi prodotte, opportunamente attenuati in modo che non siano così “cattivi” da causare la malattia, ma siano ancora in grado di provocare la reazione di difesa dell’organismo.

Vaccinare un bambino è un DOVERE che i genitori hanno verso il proprio figlio e verso la comunità di tutti gli altri bambini, tuttavia ancor oggi rappresenta motivo di dubbio e di perplessità. La cosa più grave è data dal fatto che ancora oggi alcuni medici e figure di “presunti “e pericolosi esperti della salute consigliano di non vaccinare. Il bambino vaccinato protegge se stesso, ma anche il resto della società in quanto diviene anche una barriera contro la circolazione di germi.

Ci sono controindicazioni alle vaccinazioni nei bambini normali?

In realtà sono molto meno di quanto si creda e sono solamente temporanee.

 Voglio ricordarle:

Ripeto i bambini che si trovano in queste condizioni ” non devono essere temporaneamente vaccinati”.

Non deve quindi accadere che i bambini saltino per mesi le vaccinazioni con le scuse più banali: raffreddori, tossi, brevi episodi febbrili.

Dopo una malattia infettiva o una malattia febbrile di lunga durata si deve, invece, attendere almeno 20‑30 giorni dalla guarigione. Anche i bambini nati prematuramente o piccoli di peso devono essere vaccinati. Tuttavia in questi casi è opportuno consultare il proprio pediatra.

Alcune precisazioni importanti

Le date e soprattutto l’intervallo di tempo suggeriti fra una vaccinazione e l’altra sono puramente indicativi e ubbidiscono solo ad una logica organizzativa, per cui

La burocrazia

In Italia, dal punto di vista burocratico, esistono vaccinazioni obbligatorie per legge e vaccinazioni facoltative. Tuttavia si prevede che anche nel nostro paese (come in molti i paesi europei) le vaccinazioni per i bambini non saranno più obbligatorie per legge, ma lasciate al senso civico e alla educazione sanitaria dei genitori.

Tipi di vaccino                                                                       

Oggi vengono prodotti vaccini polivalenti che contengono vaccinazioni obbligatorie e facoltative. Questi rispondono a due criteri: sono comodi ( si fa un buco solo) e tolgono l’imbarazzo della scelta per i non obbligatori. I vaccini esavalenti contengono le 6 vaccinazioni più “comuni” e sono quelli che comunemente vengono usati nei centri vaccinali.

Calendario vaccinale ( parte integrante del Nuovo Piano Nazionale Vaccini 2005 - 2007  G.U. 14/04/05 )

Prima di esporre il calendario vaccinale attualmente in uso in Italia, credo che sia importante informare le mamme di quanto segue:

I vaccini costituiscono una materia di studio e di ricerca in continua evoluzione. Per questo motivo quanto suggerito oggi, in linea di massima,  rimarrà sicuramente valido nel tempo, ma è molto probabile che nuove scoperte della scienza medica e della biotecnologia porteranno alla produzione di nuovi vaccini e che il continuo perfezionamento delle tecniche di preparazione e la sempre maggiore sperimentazione amplieranno l’uso degli attuali.

In altre parole per la scelta delle vaccinazioni da fare al vostro bambino rivolgetevi al vostro pediatra che sicuramente saprà darvi le indicazioni più attuali.

Nascita           epatite B

3° mese           antipolio (inattivato) - difterite - pertosse - tetano - epatite B - haemophilus influenzae b.

5° mese           antipolio (inattivato) - difterite - pertosse - tetano - epatite B - haemofhilus influenzae b.

11°/13° mese       antipolio (inattivato) - difterite - pertosse - tetano - epatite B - haemophilus influenzae b.

13°/15° mese       morbillo - parotite - rosolia.

5°/6° anno         antipolio (inattivato) - difterite - pertosse - tetano.

11°/12° anno        morbillo - parotite - rosolia.

12°/14° anno       difterite - pertosse - tetano (vaccino per gli adulti)

Vaccini “Nuovi”

3° mese        vaccino pneumococcico coniugato eptavalente (Prevenar) - vaccino meningicoccico C coniugato

                 (Meningitec, Meninvact, Menjugate, Neisvac-C).

5° mese           vaccino pneumococcico coniugato eptavalente - vaccino meningicoccico C coniugato

13° mese         vaccini pneumococcico coniugato eptavalente - vaccino meningococcico C coniugato

13°/24° mese      varicella (Varilrix - Varivax)

11°/15° anno      varicella

 

Due parole sui vaccini “nuovi”.

Sono vaccini che completano la prevenzione nei riguardi delle malattie infettive dell’infanzia. Per correttezza di informazione è necessario dire che, ai nostri giorni, queste malattie non sono così diffuse e frequenti ( al punto tale che quando colpiscono qualche bambino, compaiono vistosi articoli sui giornali) e se vengono diagnosticate tempestivamente si possono curare bene e guariscono perfettamente.

Altrettanti importante è ricordare che:

A Presto

Giuseppe Ferrari

Come intervenire in caso di acetone 24 Ottobre 2008

Posted by Giuseppe Ferrari in : Alimentazione, I luoghi comuni, Le grandi apprensioni, Salute, Uncategorized , 189 comments

Che cosa fare in caso di acetone?

La terapia dell’acetone è condizionata dalla diversa gravità dei sintomi e si basa su due aspetti : quello dietetico e quello medicamentoso­.

 L’intervento dietetico

Essendo l’acetone un disturbo legato al metabolismo dei grassi, il primo intervento deve essere la sospensione di cibi che li contengono, come ad esempio burro, formaggio, latte e uova.

Se è presente il vomito è necessario sospendere totalmente l’alimentazione e sostituirla con una dieta esclusivamente idrica, utilizzando alternativamente acqua, tè, camomilla, bevande zuccherine alla frutta o anche la Coca Cola.

Questi liquidi devono essere somministrati ben zuccherati, nella quantità richiesta dai bambini, che in genere hanno molta sete, soprattutto ricordando che sono loro i migliori regolatori delle proprie necessità. Le dosi di liquidi da introdurre nell’arco delle 24 ore possono raggiungere valori di circa 100‑150 cc per ogni kg di peso del bambino. Lo zucchero aggiunto sarà di circa 5 gr per kg di peso del bambino.

Si possono anche utilizzare brodi di verdura salati per ovviare alla perdita di sali che avvengono con il vomito. Qualche volta la violenza e la gravità del vomito sono tali da impedire la ritenzione di qualunque liquido introdotto. Il bambino ha molta sete e beve avidamente grosse quantità di liquidi, e questo lo fa vomitare nuovamente. Bisogna convincerlo a bere poco per volta, anche se  non è facile. In questo caso il problema può essere risolto con la somministrazione frazionata e ininterrotta di bevande (un cucchiaino dopo l’altro). Nelle forme più gravi neppure questo artificio serve a fermare il vomito. In tal caso è necessario praticare al bambino fleboclisi, per non correre il rischio di arrivare a un vero e proprio coma.

Cessato il vomito, si può riprendere con gradualità l’alimentazione, avendo cura inizialmente di dare cibi ricchi di carboidrati e per ultimo i cibi ricchi di grassi. È molto importante farsi guidare dal grado di appetito del bambino; quando ricomincia ad avere fame (circa 3 giorni dopo la fine del vomito) allora si potrà riportalo in un paio di giorni a mangiare come prima.

 Contenuto percentuale di grassi nei principali alimenti (100 gr.)

Burro 85 - olio oliva 100 - formaggi grassi 30 - formaggi magri 25 — uova 20 - pollo 13 - carne bovina 5/10 - latte 3,5 - cioccolato 24.

Terapia con farmaci

Non esistono farmaci specifici. La migliore cura è la dieta e la reidratazione che può giovarsi di prodotti contenenti sali minerali e zucchero da aggiungere all’acqua somministrata.

 A che età incomincia l’acetone?

Non c’è un limite di età ben definito. Alcuni pediatri negano l’esistenza dell’acetone prima dei due anni, altri abbassano il limite a un anno. In realtà non esiste un’età limite al di sotto della quale si possa dire che non esista l’acetone. Forse l’acetone cosiddetto “primitivo “, cioè non associato ad altre malattie, può non manifestarsi prima dei 2 anni,. ma quello associato a una malattia principale esiste anche al di sotto dell’anno di vita.

A che età finisce?

Non è assolutamente possibile stabilire delle età con assoluta certezza. In genere l’epoca di maggiore incidenza va dai 3 ai 6 anni. Poi va gradualmente diminuendo.

 Quali sono le caratteristiche dei bambini predisposti all’acetone?

Anzitutto, come ho già detto esiste una certa ereditarietà nella predisposizione all’acetonernia. Spesso sono soggetti emotivi ed ansiosi. Anche la costituzione conta, per esempio il bambino linfatico è spesso un acetonemico. Così il bambino che nei primi mesi di vita ha sofferto di “crosta lattea” e quello che presentava abbondanti rigurgiti è un probabile candidato all’acetonemia. Alcuni di questi bambini sono buoni mangiatori o meglio lo sono nell’intervallo tra una crisi e l’altra, intervallo che può essere anche di mesi. Altri invece vengono considerati dai genitori come dotati di scarso appetito o, per essere più precisi, alternano periodi in cui mangiano volentieri e altri in cui mangiano pochissimo. E, stranamente, in questi periodi sono presenti quei sintomi segnalati come pallore, occhi cerchiati, alito cattivo, lingua sporca, vaghi mal di pancia, mal di testa. Normalmente dopo qualche giorno di questa situazione, questi bimbi riprendono a mangiare, per poi ciclicamente ricadere nella poca fame. In sostanza questi bambini si curano da soli, riducendosi la dieta ( quindi disintossicandosi) e poi riprendono a mangiare. Se non diminuissero l’alimentazione andrebbero incontro a crisi di acetone. In realtà questi bambini non hanno quasi mai grosse crisi, perché sanno “autogestirsi”!

Mi verrebbe voglia di definire questi bambini ” acetonemici cronici”, se non temessi di far sorridere molti “luminari”!

Quali luoghi comuni o errori possono verificarsi?

Il luogo comune: ritenere che l’acetone sia causato da disordine alimentare o dall’eccessiva introduzione di alimenti grassi.. Non tenete i bambini per mesi ed anni a diete senza grassi. Nonostante tutti i sacrifici e le privazioni, questi bimbi ogni tanto presentano comunque la loro crisi di acetone………..perché sono bambini acetonemici!

L’ errore grave è rappresentato dal rifiutare di soddisfare la sete dei bambino perché vomita. Il vomito infatti disidrata l’organismo, la disidratazione aumenta l’intensità dell’acetonemia, che a sua volta aumenta il vomito in un giro vizioso.

L’acetone 7 Ottobre 2008

Posted by Giuseppe Ferrari in : Alimentazione, Le grandi apprensioni, Salute, Uncategorized , 157 comments

Che cosa è l’acetone?

Cercherò di schematizzare e di semplificare a costo di fare arricciare il naso agli scienziati, ma con la quasi certezza di essere capito

 Quindi l’acetone è uno stato di malessere causato da un’eccessiva presenza nel sangue di sostanze, i corpi chetonici, che non dovrebbero esserci in così grande quantità.L’organismo tollera solo un certo livello di corpi chetonici, oltrepassato il quale comincia a presentare segni di malessere, perché queste sostanze finiscono per ” intossicarlo”.
Per questo l’acetone può essere anche definito un fenomeno di autointossicazione.

 Quali sono le cause che determinano un’alterazione del metabolismo dei grassi?

Le cause sono molte: un breve digiuno, un disordine alimentare, una banale indigestione, una fatica fisica, uno stress emotivo, uno spavento, il cambiamento di clima, una banale influenza, malattie infettive, la diarrea, le parassitosi intestinali (un tempo nelle credenza popolare l’acetone veniva identificato con i vermi intestinali!) ecc.

Perché alcuni bambini soffrono di acetone e altri no?

Resta ancora ignoto il motivo per cui certi bambini siano più predisposti a essere colpiti da questo disturbo in occasione dell’intervento di fattori che, su altri bambini, non esercitano nessun effetto. Si pensa che più colpiti siano i bambini emotivamente più instabili, ma questo è vero solo in parte, forse un certo collegamento si può trovare tra stitichezza del bambino e acetone.

 Di fatto si può essere certi di due cose :

La crisi di acetone non è una malattia vera e propria, ben definita nei suoi sintomi, ma una situazione di malessere che si manifesta associata a particolari condizioni in cui si trova momentaneamente l’organismo del bambino.

Quali sono i sintomi di una crisi di acetone?

Nelle forme più leggere il bambino presenta diminuzione dell’appetito, aumento della sete, occhi cerchiati, saltuari dolori addominali (in genere il bambino indica la zona intorno all’ombelico), lingua biancastra e alito con un caratteristico odore acetonico, non particolarmente sgradevole, simile all’acetone usato dalle signore per eliminare lo smalto dalle unghie. È bene che il pediatra insegni alle mamme a riconoscerlo. Quasi sempre è presente anche stitichezza.

Con l’aumentare dell’acetone, può comparire anche mal di testa. Il bambino può mostrarsi sonnolento. Altre volte alterna momenti di irritazione a momenti di torpore. La madre riferisce di un bambino che ha sonno, ma che non riesce a dormire perché è nervoso (sonnolenza irritabile). Aumentando ancora lo stato tossico, ecco comparire il sintomo più importante: il vomito, caratterizzato da attacchi anche violenti. In un primo momento viene emesso il cibo, poi una volta svuotato lo stomaco, il vomito diventa giallastro, vomito biliare. Quest’ultimo aspetto spaventa molto la mamma, ma è normale vomitare bile quando lo stomaco è vuoto di alimenti. A questo punto può comparire anche la febbre, che peraltro può insorgere anche prima.

Un ulteriore peggioramento della situazione rende il bambino sempre più prostrato, con occhiaie, profondo pallore intenso, alito sempre più cattivo, lingua coperta da un patina spessa e biancastra, labbra secche, respiro più frequente. Se non si interviene, il bambino può anche arrivare al coma (coma acetonemico) e, specie se compare febbre, anche alle convulsioni febbrili.

Questa è la possibile evoluzione dell’acetone. Sicuramente, intervenendo con opportuni provvedimenti, non si arriva a queste situazioni di pericolo, che, in verità, sono rare anche quando non vengono messe in atto cure appropriate. Tuttavia è bene tenerle presenti, non per sopravvalutare il problema, ma per non essere impreparati nel caso in cui dovessero capitare.

Ai sintomi descritti devono essere aggiunti quelli del­le eventuali varie malattie presenti (influenza, malattie infettive ecc.) che abbiamo già citato.

Nel prossimo post vedremo in che modo è possibile affrontare nella maniera migliore l’acetone.

A presto
Giuseppe Ferrari

Il Bambino Felice in ristampa! 11 Luglio 2008

Posted by Giuseppe Ferrari in : Uncategorized , 25 comments

Con grande piacere volevo ringraziare chi in questo mese ha decretato il successo in libreria e su internet de Il Bambino felice. Mi è stato comunicato che il libro è già in ristampa e che presto sarà di nuovo disponibile anche nelle librerie presso le quali è stato esaurito.

Grazie a tutte le mamme e a tutti  i papà,
a presto 
Giuseppe Ferrari

Le tonsille 12 Maggio 2008

Posted by Giuseppe Ferrari in : I luoghi comuni, Le grandi apprensioni, Leggende metropolitante, Salute, Uncategorized , 193 comments

Dopo aver visto i problemi legati alle adenoidi, oggi parleremo di quelli legati alle tonsille. Anche in questo caso sono di due tipi :

Ostruttivi (meccanici):
Sono molto rari. Si verificano in quei casi in cui le tonsille sono talmente grandi da causare un ostacolo respiratorio così importante che può portare addirittura a delle condizioni di insufficienza respiratoria oppure, nei casi meno gravi, a una situazione che prende il nome di sindrome di sonnolenza‑apnea. Questa evenienza è caratterizzata da sonnolenza durante il giorno e da interruzione dei respiro durante la notte. Il fenomeno si verifica soprattutto quando il bambino dorme disteso supino. In questo caso egli può avere una sensazione di soffocamento e svegliarsi spaventato.

L’aumento di volume delle tonsille può causare molto raramente un altro disturbo caratterizzato da alterazione della voce (voce da “patata bollita”) e da difficoltà della deglutizione con rifiuto di ingerire cibi solidi.

Cosa fare quando le tonsille rappresentano un ostacolo meccanico alla respirazione?
Bisogna toglierle! Si deve procede alla cosiddetta “tonsillectomia”. In realtà, come ho detto, si tratta di casi rarissimi.

Infiammatori:
Sono molto più frequenti. E sono dovuti al ripetersi di frequenti tonsilliti batteriche. Le tonsilliti batteriche sono caratterizzate da febbre alta che dura 4 o 5giorni, dalla presenza di placche (essudato biancastro) e da un ingrossamento e dolenzia delle ghiandole del collo, in particolar modo quelle situate sotto l’angolo della mandibola.

Non devono essere confuse con le tonsilliti di origine virale (le più frequenti nei bambini che frequentano asili e scuole) che sono contraddistinte da febbre che dura 1‑2 giorni e da un modesto arrossamento della gola senza presenza di placche e senza evidenti ingrossamenti delle ghiandole del collo.

Cosa fare in caso di frequenti tonsilliti?
Il primo passo è quello di essere certi della natura delle tonsilliti: tonsilliti batteriche o tonsilliti virali.
Dopo un certo numero di infezioni tonsillari batteriche (placche in gola, febbre che dura più giorni, dolenza del ghiandole sottomandibolari) il bambino deve essere sottoposto ad esami di sangue specifici e ad un tampone faringeo (ricerca di germi direttamente sulle tonsille). A secondo dell’esito degli esami seguiranno comportamenti diversi.

Quali gli esami?

Velocità di sedimentazione (VES) - Esame Emocromocitometrico - Titolo antistreptolisinico (Titolo ASLO) - proteina C reattiva - Streptozyme - tampone faringeo.

Eseguiti questi esami specifici potremo avere due risultati che daranno adito a soluzioni differenti:

  1. Se gli esami sono normali:

Si curano gli eventuali singoli episodi di tonsillite batterica (mi raccomando deve essere batterica) con antibiotici per la durata di almeno 8‑10 giorni.
Se gli episodi si ripetono, bisognerà ricontrollare di nuovo gli esami dopo almeno 3‑4 episodi.

  1. Se gli esami sono alterati:

la prudenza consiglia di somministrare antibiotici in occasione di qualunque episodio febbrile. Se, ad ulteriori controlli, gli esami sono sempre alterati o addirittura peggiorati e se persistono episodi di tonsillite batterica, ci troviamo di fronte a uno dei casi, per la verità abbastanza rari, nei quali si deve procedere alla tonsillectomia.

I pediatri americani suggeriscono come limite di attenzione la presenza, in un bambino di : 7 tonsilliti batteriche in un anno - 5 tonsilliti batteriche per anno in due anni successivi - 3 tonsilliti batteriche per anno in tre anni successivi.

A presto

Giuseppe Ferrari